Jorge Luis Borges

18Gen10

È lecito tentare

«La traducción es una variación que es lícito ensayar. ¿Por qué no supone que cada traducción es un borrador nuevo de la obra anterior? No sé por qué siempre se piensa  mal de los traductores y sin embargo todos estamos de acuerdo en que la literatura rusa es admirable. Yo la conozco poco, pero estoy de acuerdo. Y sin embargo, la conocemos a través de traducciones, muy pocos de nosotros conoce ruso. Estoy convencido de que una novela como El sueño del aposento rojo, una vasta novela china, no menos modificada que la de los rusos, es admirable y la conozco a través de dos traducciones. La traducción alemana y la traducción inglesa, y en cuanto a la poesía, nadie duda de que en el Antiguo Testamento y en los Evangelios hay admirable poesía y no todos nosotros conocemos el hebreo o el griego, es decir, creemos en las traducciones. La traducción es un género lícito, desde luego. Es un absurdo negarlo.»

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«La traduzione è una variazione che è lecito tentare. Perché non supporre che ogni variazione sia un nuovo abbozzo dell’opera che la precede? Non so perché si pensi sempre male dei traduttori, se poi tutti siamo d’accordo sul fatto che la letteratura russa è mirabile. Io la conosco poco, ma sono d’accordo. E tuttavia la conosciamo attraverso le traduzioni, pochissimi di noi leggono il russo. Sono convinto che un romanzo come Il sogno della camera rossa, vasto romanzo cinese, non meno modificato dei romanzi russi, è mirabile, eppure  io lo conosco attraverso due traduzioni. La traduzione tedeca e quella inglese, e quanto alla poesia, nessuno dubita che nell’Antico Testamento e nei Vangeli vi sia della mirabile poesia, eppure non tutti conosciamo l’ebraico o il greco,  insomma,  noi crediamo alle traduzioni. La traduzione è un genere lecito, certamente. È assurdo negarlo.»

“Mis libros”, conversazione con Jorge Cruz, La Nación,  Buenos Aires, 28 aprile 1985. Traduzione mia.


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