Miguel de Cervantes

21Gen10

Guardare gli arazzi dal rovescio

«Pero, con todo esto, me parece que el traducir de una lengua en otra, como no sea de las reinas de las lenguas, griega y latina, es como quien mira los tapices flamencos por el revés, que, aunque se veen las figuras, son llenas de hilos que las escurecen, y no se veen con la lisura y tez de la haz; y el traducir de lenguas fáciles, ni arguye ingenio ni elocución, como no le arguye el que traslada ni el que copia un papel de otro papel.»

Don Quijote de la Mancha, II, LXII.

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«Ma con tutto ciò, mi pare che il tradurre da una lingua a un’altra, a meno che non sia dalle regine delle lingue, e cioè la greca e la latina, sia come uno che guarda gli arazzi fiamminghi dal rovescio; benché vi si vedano le figure, son piene di fili che le ombrano, e non si vedono con quella superficie così eguale del diritto; e tradurre dalle lingue facili, non presuppone né ingegno né ricchezza di linguaggio, come non lo si presuppone per chi copi da un foglio a un altro.»

Traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, Torino, 1957.

«Tuttavia mi pare che il tradurre da una lingua in un’altra (a meno che non sia dalla greca e dalla latina, regine di tutte le lingue) sia come quando si guarda le tappezzerie fiamminghe da rovescio. Le figure si vedon sempre bene, ma attraverso tanti fili che le confondono, e non appaiono così nitide e a vivi colori come da diritto. Il tradurre da lingue facili non è prova di ingegno e di stile più grande che copiare un foglio da un altro.»

Traduzione di Ferdinando Carlesi, Mondadori, Milano, 1934.


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