T.S. Eliot

02Feb10



Gli occhi degli altri

«Now, we all of us like to believe that we understand our own poets better than any foreigner can do; but I think we should be prepared to entertain the possibility that these Frenchmen have seen something in Poe that English-speaking readers have missed”

«It is certainly possible, in reading something in a language imperfectly understood, for the reader to find what is not there; and when the reader is himself a man of genius, the foreign poem read may, by happy accident, elicit something important from the depths of his own mind, which he attributes to what he reads.

«I find that by trying to look at Poe through the eyes of Baudelaire, Mallarmé, and most of all, Valéry, I become more thoroughly convinced of his importance, of the importance of his work as a whole.»

“From Poe to Valery”, The Hudson Review, Vol. 2, No. 3 (Autumn, 1949), pp. 327-342.

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«Ora, tutti noi amiamo credere che comprendiamo i nostri poeti meglio di qualunque straniero; eppure penso sia bene considerare la possibilità che questi francesi abbiano visto in Poe qualcosa che a noi lettori di lingua inglese è sfuggito.

«È certamente possibile che chi legge un testo in una lingua imperfettamente compresa vi trovi qualcosa che non c’era; ma quando il lettore è un uomo di genio, i versi stranieri, per una fortunata casualità, possono fare emergere dalle profondità della sua mente qualcosa di importante che lui attribuisce a ciò che legge.

«Trovo che cercando di guardare Poe con gli occhi di Baudelaire, di Mallarmé e, soprattutto, di Valéry, mi convinco ancora di più della sua importanza, dell’importanza della sua opera nell’insieme.»

Traduzione mia. Mi riprometto di verificare se si trovi nelle Opere curate da Roberto Sanesi.


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