Norman Gobetti

03Mag10

Taccuino di un traduttore al lavoro

«Ultimamente mi è capitato di rivedere per Einaudi una traduzione di American Rust di Philipp Meyer. Io non l’avrei tradotto così, però era tradotto molto bene. Poi mi è capitato di leggere le prime pagine di Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer nella traduzione di Massimo Bocchiola. Io non l’avrei tradotto così, però era tradotto eccezionalmente bene. Allora mi sono chiesto perché io non avrei tradotto quei libri a quel modo. E perché mi piaceva com’erano tradotti.»

L’intero articolo si trova sul blog di Federico Novaro.


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