Ignacio Echevarría / Fuguet

07Ago10

Per una lingua abitabile

«Hace escasas semanas, el escritor chileno Alberto Fuguet recordaba como el español fue para él una lengua tardía. Fuguet vivió en California sus primeros doce años, y allí “todo era inglés, sin subtítulos”. Convencidos de que no iban a regresar a Chile, sus padres lo protegieron de la cruz de ser inmigrante omitiendo de su vida el español. Luego, ya en Chile, en los años más negros del pinochetismo, Fuguet tuvo que aprender español rápidamente. “Hablarlo no era tan complicado”, recuerda, “sólo estaba el tema del maldito acento. Leerlo y escribirlo, en cambio, me parecía sencillamente canallesco”. En la escuela obligaban a Fuguet a leer novelas que no entendía, “novelas que transcurrían en tiempos inmemoriales, en un lugar llamado España donde se hablaba el español de una manera rara y, lo que era peor, lo escribían a la antigua”. Del encono contra esa lengua “muerta, mentirosa, difícil y cerrada en sí misma”, y de su necesidad de hacerla habitable, arrancaría Fuguet la determinación de convertirse en escritor.»

Ignacio Echevarría (2002), in I. Echevarría, Desvíos. Un recorrido por la reciente narrativa latinoamericana, Ediciones Universidad Diego Portales, Santiago de Chile, 2007.
Il resto dell’articolo può essere letto su «Revista Teína», n. 20, febbraio 2009.

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«Poche settimane fa Alberto Fuguet ricordava come per lui lo spagnolo fosse una lingua tradiva. Fuguet è vissuto in California fino ai dodici anni, e lì “tutto era in inglese, senza sottotitoli”. Convinti che non sarebbero ritornati in Cile, i suoi genitori, per proteggerlo dalla croce della condizione di immigrato, avevano escluso dalla sua vita lo spagnolo. Più tardi, in Cile, negli anni più neri del regime di Pinochet, era stato costretto a impararlo velocemente. “Parlarlo non era tanto complicato” ricorda, “c’era solo il problema del maledetto accento. Leggerlo e scriverlo, invece, mi sembrava semplicemente una tortura”. A scuola era costretto a leggere romanzi che non capiva, “romanzi che si svolgevano in tempi remotissimi, in un un posto chiamato Spagna dove si parlava uno spagnolo strano che, per di più, era scritto alla vecchia maniera”. Dal rancore nei confronti di quella lingua “morta,  bugiarda, difficile e chiusa in se stessa”, e dalla necessità di renderla abitabile, Fuguet avrebbe tratto la sua determinazione di diventare uno scrittore.»

Traduzione mia.


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