Roberto Calasso

14Apr13

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Il revisore unico

Ma è il caso di ricordare anche un altro punto, che il pubblico non poteva che ignorare — e ha un sapore intensamente editoriale. Se la prosa, il fraseggio di Joseph Roth sono entrati così facilmente nelle vene della lingua italiana è anche per merito non tanto di qualcuno dei suoi numerosi traduttori, ma del suo revisore unico; Luciano Foà. Libro per libro, dalla Cripta dei Cappuccini (1974) fino a I cento giorni (1994), Foà si riservava ogni anno un certo numero di settimane in cui rivedeva Roth. Sembrava un suo compito ovvio e inalienabile. E il risultato era quella precisione nel dettaglio e quella patina delicata che proteggeva l’insieme, senza le quali non si può cogliere la peculiarità di Roth. Foà amava pochi scrittori senza riserve. Primi fra tutti, Stendhal e Kafka. E in Roth riconosceva la massima approssimazione a Stendhal che il Novecento aveva raggiunto.

Roberto Calasso, L’impronta dell’editore, Adelphi, Milano, 2013, pp. 31-32.

[I corsivi sono nell’originale.]



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