Italo Svevo

15Giu13

Henry Lerolle Metropolitan Museum

Le prove di Carla

Avevo esitato tanto perché era evidente che, anche senza maestro, Carla aveva saputo avviarsi ad un lavoro veramente serio nella sua nuova arte. Ogni settimana essa sapeva darmi una canzonetta nuova, analizzata accuratamente nell’atteggiamento e nella parola. Certe note avrebbero abbisognato di essere levigate un poco, ma forse avrebbero finito per l’affinarsi da sé. Una prova decisiva che Carla era una vera artista, io l’avevo nel modo come essa perfezionava continuamente le sue canzonette senza mai rinunziare alle cose migliori ch’essa aveva saputo far sue di prim’acchito. La indussi spesso a ridirmi il suo primo lavoro e vi trovavo aggiunto ogni volta qualche accento nuovo ed efficace. Data la sua ignoranza, era meraviglioso che nel suo grande sforzo di scoprire una forte espressione, non le fosse mai capitato di cacciare nella canzonetta dei suoni falsi o esagerati. Da vera artista, essa aggiungeva ogni giorno una pietruccia al piccolo edificio, e tutto il resto restava intatto. Non la canzonetta era stereotipata, ma il sentimento che la dettava. Carla, prima di cantare, si passava sempre la mano sulla faccia e dietro quella mano si creava un istante di raccoglimento che bastava a piombarla nella commediola ch’essa doveva costruire. Una commediola non sempre puerile.

La coscienza di Zeno, Dall’Oglio, Milano, 1938, p. 270.


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