Carlo Ginzburg e Proust

10Ott13

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Una frase quasi trasparente

 Nel proporre il «paradigma indiziario» mi ero richiamato a Leo Spitzer, oltre ad Aby Warburg, a Marc Bloch … e ad Adorno… Dopo aver finito la Recherche lessi il saggio di Spitzer Sullo stile di Proust. Ma il senso vero di quelle pagine, che certo segnarono un momento di svolta nella traiettoria ermeneutica di Spitzer, mi è diventato chiaro solo recentemente. Esse si aprono dichiarando il profondo debito intellettuale contratto nei confronti di un altro saggio su Proust, apparso tre anni prima: quello di Ernst Robert Curtius, pubblicato nel 1925. Scriveva Spitzer: «Il metodo con il quale Curtius giunge a scoprire lo “spirito” Proust nella sua lingua, l’ha insegnato Proust stesso, ed è il medesimo che io vado proponendo da anni. Il critico comincia a leggere, ed è dapprima sorpreso da quello stile così singolare, fino a quando non trova una “frase quasi trasparente”, che gli fa presentire il carattere dello scrittore: proseguendo la lettura incontra una seconda e una terza frase dello stesso genere, e finisce così per intuire la “legge” che permette di comprendere “lo spirito formale di un autore”. … a mio parere, questo metodo, che in fondo vuol essere soprattutto un invito a leggere e rileggere i testi studiati, non vale solamente per Proust, ma per ogni autore, di cui si voglia veramente comprendere la lingua».

Ma il Curtius lettore di Proust non faceva che riecheggiare, con grande intelligenza, Proust stesso: in particolare, la prefazione con cui si apre La Bibbia di Amiens di Ruskin da lui tradotta. Ne cito due passi: «Ora, parlando una volta con una persona, si possono notare in lei dei gesti singolari; ma è soltanto per il loro ripetersi in circostanze diverse che si possono riconoscere come caratteristici ed essenziali. Per uno scrittore, per un musicista, o per un pittore, questa variazione delle circostanze permette di notare, come in una specie di esperimento, i segni immutabili del carattere e la varietà delle opere. (…) In fondo, aiutare il lettore a rilevare questi segni singolari, mettere sotto i suoi occhi i modi analoghi che gli permettano di considerarli segni essenziali del genio di uno scrittore, dovrebbe essere il compito più importante di ogni critico».

 

Carlo Ginzburg, Che cosa gli storici possono imparare da un testo sui generis come la «Recherche», in «L’indice dei libri del mese», n. 6, XXX, 14 giugno 2013.


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