Posts Tagged ‘Italo Calvino’

Massimo Rizzante in lavanderia — A proposito non potendo spostare l’appuntamento ho detto all’editore italiano di Kundera di raggiungerci alla laverie. — Rue Charlot, a sinistra, spalle a Notre-Dame. — Gli ho passato il numero civico. — Che è meglio, aggiungo io. E mi viene da ridere e pure a lui che insieme faremmo una […]


Italo Calvino 4

28Lug10

Il terrore semantico «Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchinette elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. […] Caratteristica principale dell’antilingua è quello che definirei il “terrore semantico”, cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo […]


Italo Calvino 3

17Mar10

Le domande del traduttore «Io credo molto nella collaborazione dell’autore con il traduttore. Questa collaborazione […] nasce dalle domande del traduttore all’autore. Un traduttore che non ha dubbi non può essere un buon traduttore: il mio primo giudizio sulla qualità d’un traduttore mi sento di darlo dal tipo di domande che mi fa.» “Tradurre è […]


Italo Calvino 2

06Mar10

– Era tutto qui? «Quante volte, leggendo la prima stesura della traduzione d’un mio testo che il traduttore mi mostrava, mi prendeva un senso d’estraneità per quello che leggevo: era tutto qui quello che avevo scritto? come avevo potuto essere così piatto e insipido? Poi andando a rileggere il mio testo in italiano e confrontandolo […]


Las ficciones del tú Seis hipótesis sobre la segunda persona via: Revista Ñ, Clarín, 16 febbraio 2010 Varias novelas publicadas en los últimos meses utilizan el mismo recurso gramatical: apelar al otro. ¿Una reacción contra la literatura del yo? Por: Gabriela Saidon INTERROGANTE. ¿Se tratará, siempre, de un experimento? ¿O será que esta vez llegó […]


Italo Calvino

07Feb10

Riverbero «Le cose che un romanzo non dice sono necessariamente più di quelle che dice, e solo un particolare riverbero di ciò che è scritto può dare l’illusione di stare leggendo anche il non scritto.» Se una notte d’inverno un viaggiatore, 1979, p. 203.